PnRR e Scuola: Stabilizzazione tradita, precari storici espulsi, esperienza cancellata

 

I concorsi finanziati con i fondi del PNRR avrebbero dovuto sanare una ferita aperta da decenni: l’abuso sistematico dei contratti a termine nella scuola italiana. Non era una gentile concessione dello Stato, ma una richiesta chiara dell’Europa: stabilizzare chi ha lavorato per anni, porre fine al precariato cronico, restituire diritti e dignità a chi ha garantito il funzionamento del sistema scolastico pubblico.

Oggi possiamo dirlo senza mezzi termini: questo obiettivo è stato clamorosamente tradito.

Con i fondi del PNRR non sono stati stabilizzati i precari storici.
Sono stati invece assunti giovani di 19 o 20 anni, spesso senza alcuna esperienza reale in classe. E sia chiaro: non è una colpa dei giovani, che cercano legittimamente un lavoro e un futuro. Ma la domanda è inevitabile: cosa c’entrano loro con lo scopo del PNRR?

Il PNRR non nasceva per creare nuovi precari di domani né per rinnovare anagraficamente la scuola cancellando chi l’ha tenuta in piedi. Nasceva per sanare un abuso, quello dei contratti reiterati per anni sugli stessi posti, sugli stessi studenti, nelle stesse scuole. Nasceva per stabilizzare definitivamente chi ha lavorato per dieci, quindici, vent’anni, spesso senza alcuna garanzia, spesso sacrificando famiglia, salute e vita privata.

Invece si è scelto di ignorare tutto questo.
Si è scelto di azzerare l’esperienza.
Si è scelto di fingere che anni di servizio non contino nulla.

Il risultato è devastante: i veri precari storici non solo non sono stati stabilizzati, ma dal prossimo anno perderanno definitivamente la cattedra. Docenti esperti, formati sul campo, che hanno affrontato ogni emergenza possibile – pandemia compresa – vengono oggi espulsi dal sistema scolastico come se fossero un problema da eliminare.

Non parliamo di numeri, ma di persone.
Padri e madri di famiglia, con figli che studiano all’università, che rischiano concretamente di non poter più sostenere le spese per l’istruzione dei propri figli. Lavoratori che hanno creduto nello Stato e che oggi scoprono di essere stati usati e poi scartati.

Questa non è meritocrazia.
Questa non è riforma.
Questa è una scelta politica precisa, che scarica il costo dell’inefficienza dello Stato su chi ha già pagato per anni.

L’Europa chiedeva di porre fine all’abuso dei contratti a termine.
L’Italia ha risposto sostituendo lavoratori esperti con personale senza esperienza, senza risolvere il problema strutturale e creando una nuova ingiustizia.

A rimetterci sono tutti:
gli insegnanti, privati del lavoro;
gli studenti, privati della continuità didattica;
la scuola pubblica, impoverita e svilita.

Questo è un fallimento politico, morale e sociale.
E come tale va denunciato con forza.

Pretendiamo che venga riconosciuto l’errore.
Pretendiamo misure immediate per tutelare i precari storici.
Pretendiamo che l’esperienza torni a essere un valore e non una colpa.